Secondo workshop congiunto ADAPTWISE e IMAGINE Adaptation ad Alghero

Si è da poco concluso ad Alghero il secondo workshop congiunto tra ADAPTWISE, capofilato da Anci Toscana, e il progetto di ricerca internazionale IMAGINE Adaptation di BC3. La collaborazione tra queste due realtà nasce da un obiettivo condiviso: ripensare il modo in cui le città rispondono alla crisi climatica, mettendo al centro le comunità. Non è un caso che il pilota di ADAPTWISE ad Alghero sia stato selezionato da IMAGINE Adaptation tra un numero ristrettissimo di città a livello globale. Grazie a questo percorso, siamo entrati a far parte di un'importante Community of Practice (CoP) sull'adattamento che ci permette di confrontarci con esperti provenienti dal Canada, all'America Latina, fino all'Australia.

Ridisegnare il quartiere partendo dalla scuola: desigillazione urbana e inclusività ad Alghero

Abbiamo aperto la giornata di lavori uscendo dalle aule per andare a toccare con mano l'adattamento sul campo. Durante il nostro primo workshop (ottobre 2025), la situazione della scuola elementare della Pedrera – e dei suoi spazi esterni – era critica: bastavano pochi minuti di pioggia intensa per allagare i cortili, mentre i rilievi delle isole di calore effettuati dall'UNISS con la termocamera hanno documentato temperature troppo alte in alcune aree e aule. Fare lezione all'aperto era però difficile a causa della ridotta disponibilità di zone verdi e ombreggiate. Questa scuola era lo specchio dell'intero quartiere: una zona popolare fortemente cementificata, estremamente vulnerabile alle alluvioni e al fenomeno delle isole di calore urbano. Oggi, quell'immagine comincia ad appartenere al passato. In parallelo ai lavori scolastici, il Comune sta portando avanti un'importante opera di desigillazione urbana, trasformando il cemento in spazi verdi inclusivi. Prima di entrare a scuola, abbiamo visitato dlle nuove aree simbolo di questa rinascita:

  • Un nuovo giardino inclusivo, attrezzato con cura per accogliere e far giocare in sicurezza i bambini neurodivergenti e non;

  • Un futuro rifugio climatico, un'area verde che un privato cittadino sta allestendo a beneficio della comunità attraverso un innovativo patto di collaborazione con il Comune;

  • Un viale piantumato, un intervento cruciale in corrispondenza di uno degli ingressi della scuola e l'area antistante, dove a breve si procederà a depavimentare grazie ai fondi del Contratto di Laguna.

Questi sono solo alcuni dei tanti spazi che il Comune ha riconsegnato alla natura nel quartiere della Pietraia: è il risultato di una sfida complessa ma fondamentale, portata avanti dall'Ufficio Fundraising e Progettazione del Comune (guidato dalla Responsabile Giovanna Faedda, col prezioso supporto di Veronica Gianichedda e Giuliana Bonaccorso), grazie alla solida collaborazione con l'Università di Sassari - UNISS (Prof.ssa Alessandra Casu), l'APS Anemone (Elena Riva) e la Coop. Sociale di tipo B Ecotoni (Chiara Rosnati), che esegue materialmente i lavori e collabora attivamente ai progetti di inclusione. Una rete formidabile – di donne "resilienti" – che sta ridisegnando l'adattamento del quartiere ottimizzando un vitale mix di fondi europei e locali. Un'operazione doppiamente difficile perchè, se da un lato realizzare un adattamento di comunità realmente inclusivo e trasformativo è già sfidante di per sè, farlo 'incastrando' diverse fonti di finanziamento europeo, ciascuna con le sue complesse regole di gestione e tempistiche, lo è ancora di più!

La trasformazione della Pedrera: l'intervento pilota di Adaptwise

La "casa" naturale di questa riflessione collettiva nel quartiere della Pietraia non poteva che essere la scuola della Pedrera. Solo per adattare questo fondamentale polo comunitario, il Comune ha investito circa 300.000 euro in un progetto ambizioso, concentrando diverse linee di finanziamento tra cui spicca proprio l'intervento pilota di Adaptwise. Il giardino scolastico è stato completamente trasformato per diventare una vera e propria oasi di resilienza. Nella visita guidata abbiamo osservato da vicino:

  • Gestione sicura delle acque: il cuore del nostro contributo con ADAPTWISE, un ampio e innovativo raingarden per la gestione naturale delle acque meteoriche, che preverrà i futuri allagamenti;

  • Nuova biodiversità: orti didattici dedicati ai bambini, pergolati e nuove specie vegetali accuratamente scelte per la loro resilienza alle specificità del terreno locale;

  • La "foresta di ulivi": un bellissimo intervento che ha visto lo spostamento e il riposizionamento di diversi ulivi per creare un'area di ombra naturale e fresca dedicata al gioco, integrata su un altro lato del giardino da moderne vele ombreggianti;

  • Sostenibilità circolare: per garantire che questo nuovo ecosistema prosperi nel tempo, al momento della visita erano già posizionate e pronte per l'interramento ben 4 grandi cisterne, che raccoglieranno l'acqua piovana per l'irrigazione a impatto zero.

Non spettatori, ma protagonisti: la forza del co-design e dello storytelling

Osservando la realizzazione di questo spazio, due aspetti hanno profondamente colpito tutti, professionisti del settore e partecipanti:

  • La vera co-decisione: il Comune di Alghero, l'APS Anemone, l'Università di Sassari (UNISS) ed ECOTONI hanno lavorato in strettissima sinergia con tutti gli stakeholder nella fase di definizione degli interventi. I lavori non sono stati semplicemente "calati dall'alto", ma co-decisi insieme a bambini, insegnanti e genitori, utilizzando in ciascun workshop strumenti e linguaggi visivi accessibili ai partecipanti. Le scelte sono state guidate da solide analisi tecniche (come il ruscellamento delle acque o le isole di calore urbano), ma sono state modellate sull'uso reale che i bambini e gli insegnanti volevano fare dei loro spazi.

  • Narrare l'implementazione: il team non si è fermato al coinvolgimento in fase di progettazione. Durante i cantieri, questo processo è continuato. Per i bambini, in particolare, è stato fatto un lavoro straordinario: sono state create delle vere e proprie storie con dei personaggi fantastici – come "Chessa la Principessa" o il racconto sulla "migrazione degli ulivi" – per spiegare loro cosa stesse succedendo in giardino. Questo approccio ha fatto capire che il cantiere era il risultato anche delle loro decisioni. I bambini non sono stati lasciati ai margini come "meri spettatori" dei lavori in corso, ma sono rimasti protagonisti attivi e consapevoli del cambiamento. E nel "post cantiere" saranno coinvolti, insieme agli insegnanti, nella cogestione sostenibile di quanto realizzato.

Cos'è cambiato davvero? Misurare l'impatto e la qualità dell'adattamento

Poiché gli interventi ad Alghero sono ormai una realtà tangibile, il focus del workshop congiunto – intitolato "ADAPTWISE e IMAGINE Adaptation: generare segnali di cambiamento e indicatori" – è stato proprio questo: "Cos'è cambiato?". All'incontro hanno partecipato 21 persone in rappresentanza di 9 enti e realtà diverse (Azienda Speciale Parco di Porto Conte / CEAS Porto Conte, Ceramiche Masala sas, Istituto Comprensivo n. 2 di Alghero, ANCI Toscana, Comune di Alghero, BC3, Università di Sassari (DADU), APS Anemone ETS, Ecotoni Onlus), nonchè singoli/e cittadini/e.

Come sappiamo bene in ADAPTWISE, monitorare l'adattamento climatico è una delle sfide più complesse di oggi, soprattutto per lavorare in modo più efficace e per rendere l'adattamento visibile e tangibile agli occhi dei decisori politici. I dati spesso mancano e, quando ci sono, si limitano a tracciare le attività o i risultati fisici: il numero di alberi piantati, i metri quadrati di asfalto rimossi, i fondi spesi. Ma l'adattamento non è solo "quante cose sono state fatte": significa misurare l'impatto reale che questi interventi hanno generato, come i miglioramenti nel benessere sociale o nell'uso e nell'accesso agli spazi adattati. Non fare un monitoraggio adeguato – o fermarsi ai soli numeri – significa inoltre perdere la capacità di intercettare e prevenire per tempo eventuali esiti maladattivi. Senza una valutazione qualitativa profonda, rischiamo di non accorgerci se un intervento, originariamente pensato per proteggerci, finisca inavvertitamente per creare nuove vulnerabilità nel lungo periodo.

L'approccio del workshop: dalla visione ai "segnali di cambiamento"

Per colmare questo vuoto, nel workshop condotto da Maria Lorono (BC3) e facilitato da Valentina Bucchi (Anci Toscana), abbiamo utilizzato l'approccio della Theory of Change (Teoria del Cambiamento). I partecipanti hanno lavorato partendo dalla visione condivisa di adattamento elaborata lo scorso ottobre 2025, con l'obiettivo di sviluppare indicatori significativi che supportino l'apprendimento e la riflessione. Abbiamo capito insieme come identificare i "segnali di cambiamento" osservabili: quelle prove tangibili che ci indicano che si stanno facendo progressi e che la visione della comunità si sta realizzando. A partire da questi segnali, il gruppo ha esplorato quali tipi di informazioni ed evidenze fossero necessari, portando così all'identificazione di potenziali indicatori e fonti di dati. Lo scopo principale del workshop, tuttavia, non era la semplice selezione di una lista di indicatori, ma creare un processo condiviso di riflessione, apprendimento e comprensione di come avviene il cambiamento, in modo che gli indicatori possano catturarne in modo significativo i risultati e gli impatti.

Il TAVOLO 1: misurare la capacità di osservazione attiva e il lessico sull'adattamento

Uno degli spunti più potenti emersi dai tavoli di lavoro riguarda proprio la misurazione della consapevolezza rispetto all'adattamento. Come si quantifica l'impatto di un giardino più resiliente alle conseguenze dei cambiamenti climatici su un bambino? Abbiamo definito un indicatore chiave: la capacità di osservazione attiva del cambiamento da parte degli alunni. Per misurarla, non ci si affida a test standardizzati, ma si osservano parametri concreti del nuovo approccio didattico:

  • Il numero e la qualità delle domande poste dai bambini, oltre alla varietà del loro lessico in riferimento agli spazi verdi adattati;

  • Il variare del loro tempo di attenzione durante l'anno scolastico durante le lezioni all'aperto (molti insegnanti hanno già riportato un aumento della capacità di attenzione dei bambini durante le lezioni svolte all'esterno).

L'obiettivo finale è rivoluzionare l'immagine stessa che i bambini hanno della scuola: da "luogo chiuso e noioso" a spazio aperto, stimolante e resiliente, dove divertirsi e imparare con i pari.

 

Un esempio pratico: Durante il workshop è stato condiviso il meraviglioso racconto di un laboratorio didattico all'aperto dedicato a un albero, ribattezzato dai bambini "Giacomino". Per calcolare la sua età e altezza, i bimbi hanno utilizzato strumenti pratici (come i bastoni per misurare le ombre), trasformando il giardino scolastico in una vera e propria estensione dell'aula. Questo approccio esperienziale non ha solo aumentato la loro conoscenza della natura, ma ha fatto comprendere loro in prima persona cosa serva per proteggerla e mantenerla in salute: imparando a prendersi cura di "Giacomino", i bambini interiorizzano il valore del verde urbano non come semplice abbellimento, ma come una vitale infrastruttura di adattamento climatico, essenziale per rinfrescare il quartiere e proteggere la comunità dalle ondate di calore.

Il TAVOLO 2: misurare il comfort termico (oltre il termometro) per migliorare l'efficacia gli interventi e sensibilizzare allo stesso tempo

Un altro aspetto cruciale esplorato dai tavoli di lavoro ha riguardato il concetto di comfort termico urbano. Questo indicatore possiede una doppia natura e deve essere misurato su due livelli: la temperatura oggettiva, misurabile tecnicamente attraverso strumenti come le termocamere e il comfort soggettivo, legato a come i cittadini percepiscono realmente l'aumento delle temperature nelle aree adattate, sia nella scuola che nel quartiere. Per quantificare la dimensione soggettiva del comfort termico, il tavolo di lavoro ha proposto l'implementazione di indagini campionarie a cadenza stagionale (ad esempio a fine gennaio, a giugno e in autunno). Questo approccio metodologico assolve a una duplice funzione: da un lato, consolida e raffina i dati empirici sull'efficacia dell'adattamento; dall'altro, agisce come strumento attivo di sensibilizzazione per i partecipanti.

Fare un monitoraggio continuo con la popolazione permette, infatti, di accrescere la consapevolezza sul fatto che il riscaldamento globale non è un'emergenza esclusivamente estiva, ma un'alterazione cronica che impatta sulle medie termiche durante tutto l'arco dell'anno, innescando complessi fenomeni a cascata sull'ecosistema e sulla sicurezza del territorio. La misurazione rigorosa di questi parametri – sia fisici che percettivi – si rivela un passaggio ineludibile per scongiurare il rischio di maladattamento, evitando così l'adozione di soluzioni standardizzate prive di una reale validazione nel microclima e nel tessuto socio-urbano locale.

 

Un esempio pratico: l'informazione sulle conseguenze delle ondate di calore e dei fenomeni di isola di calore urbana, se ben condivisa, innesca l'azione civica. Ispirandosi a un caso reale del quartiere, il workshop ha evidenziato come i cittadini consapevoli possano arrivare a offrire volontariamente i propri spazi privati (come giardini o terreni) per farne dei veri e propri "rifugi climatici" aperti alla comunità. Per supportare e replicare iniziative dal basso come questa, però, serve un cambio di passo: gestire e valorizzare l'adattamento dal basso in modo efficace richiede infatti che 1) i diversi uffici comunali (dall'urbanistica, all'ambiente, alla protezione civile etc) smettano di operare a compartimenti stagni e comincino a considerare l'adattamento come una priorità trasversale e 2) esista la possibilità di usare strumenti giuridici adatti formalizzare queste collaborazioni (es. Regolamento Beni Comuni e Patti di Collaborazione).

Servono intelligenza collettiva e azione locale condivisa per un vero adattamento trasformativo

La conclusione dei lavori ci ha lasciato una grande certezza: la diversità di prospettive, il confronto aperto tra cittadinanza, tecnici e amministratori è uno strumento formidabile per progettare insieme modelli radicati e trasformativi di resilienza urbana. E l'adattamento non vive solo di innovazione o grandi opere: prende forma soprattutto nelle azioni quotidiane. Un partecipante, ad esempio, ha raccontato di aver salvato le proprie piante nei mesi critici organizzandosi in autonomia per raccogliere l'acqua piovana nei periodi di eccesso. Un gesto semplice e potente, che solleva però una riflessione cruciale: affinché queste buone pratiche non restino un privilegio esclusivo di chi possiede risorse economiche e spazi privati, il supporto del settore pubblico è fondamentale. L'istituzione deve intervenire per rendere le soluzioni di adattamento strutturali, eque e accessibili a tutta la comunità.

Il pilota di ADAPTWISE e IMAGINE Adaptation ad Alghero ci insegna che curare gli spazi urbani richiede un'azione coordinata, in cui l'uso di un linguaggio immediato e inclusivo e la misurazione qualitativa dell'impatto costruiscono una vera cultura condivisa. Lavorando insieme, l'adattamento cessa di essere una semplice barriera difensiva contro le conseguenze dei cambiamenti climatici e si trasforma nella più grande opportunità che abbiamo per costruire una società urbana più giusta, inclusiva, verde e resiliente.